Andrej, l’assenza di sé - Spettacolo teatrale di e con Francesco Chiantese

Data: 
Martedì, 27 Novembre, 2018
ore: 
21:30
Immagine: 

Andrej

L’assenza di sé


uno spettacolo di e con
Francesco Chiantese

consulenza alla regia Matteo Pecorini

assistente alla regia Sara Bensi

colonna sonora da Tenebrae dei Blutwurst (ed. Tempo Reale, 2016)

produzione Accademia Minima del Teatro Urgente / Teatro dei Sintomi

inizio ore 21.30 - ingresso 8 euro

Per info e prenotazioni: uffstampa@lacortedeimiracoli.org

Arriva a Siena, presso la Corte dei Miracoli, dove il regista partenopeo (toscano di adozione) ha costruito le sue prime regie, Andrej, l’assenza di sé ultimo tassello della trilogia dell’assenza (Requiem Popolare, Cretti ed Andrej) che ha caratterizzato negli ultimi quindici anni il lavoro di ricerca di Francesco. Arriva a Siena proprio quando l’autore festeggia i suoi primi venticinque anni di professionismo, come a chiudere un primo cerchio, a fare un punto su quei fallimenti con cui ha nutrito il proprio teatro.

Spettacolo coraggioso quello di Chiantese, che non segue certo logiche commerciali, né mode del momento, ma cerca di affermare un convincimento proprio sul modo attraverso cui portare avanti un discorso teatrale oggi fondato sulla presenza in scena di "un corpo senza organi" dell'attore rivelatore di una trascendenza invisibile. (Simona Sagone, Radio città Fujico)

In residenza presso un ex manicomio, un ex capannone industriale, un teatrino all’italiana, i boschi e le grotte di una riserva naturale, Andrej è una creatura che nasce buia e silenziosa, uno spettacolo che accade per negazione, per contraddizione, per complicazione, per dilatazione, per rinuncia, per assenza. Con Andrej, Francesco Chiantese, prosegue il suo percorso di ricerca su un teatro dei sintomi ed in contrasto con quella che lui chiama la superstizione della comprensione (Appunti per un Teatro dei Sintomi, Lampi di stampa editore) In Andrej quello che c’è, quello che accade, quello che è mostrato cerca di essere tramite per quello che non c’è, che non accade, che non si può mostrare senza, nel contempo, tradirlo. Andrej avanza arretrando, osa temendo, risponde con delle domande.

Tutto in questo lavoro cerca di stare nello spazio e nell’attimo che precede l’atto; quasi tutto è incompiuto, come il sentire del creatore finché non osserva la sua creatura ormai nata da un angolo stanco della sua sala di lavoro. Non una narrazione, non un resoconto, non una rappresentazione, ma un atto. Un atto d’amore di Francesco Chiantese nei confronti di Andrej Rublëv, il maestro d’icone, ed Andrej Tarkovskij il cineasta che gli dedicò un film nel ‘66; un atto d’amore che inciampa impotente, e non si compie accettando la fragilità del creatore e della creatura e quindi, in un certo senso, una bestemmia.


E' gesto iconoclasta quello di Chiantese sul testo spettacolare, non tanto quello di Rublëv sulla tela, è un parricidio del Dio del teatro occidentale fondato sul logos attraverso una scrittura drammaturgica fatta di gesti semplici e di parole che non vengono guidate dalla ragione, ma dall'inconscio, espressione dell'attività psichica e non frutto di ragionamento.”
Simona Sagone - Radiocittàfujico
 
“Chiantese sperimenta in una performance a stretto contatto con gli spettatori il «divenire assenza», focalizzandosi sulla figura dell'artista, sul tempo dilatato che precede sempre la creazione, rispecchiandosi con grande aderenza nell'atto iconoclasta dell'attore che distrugge i contorni del ruolo scenico per dipingerne uno nuovo con le proprie sembianze. Il suo è un teatro «dei sintomi»: ci mostra il vuoto d'aria che si prova prima di un grande salto, qualcosa di intimo che riguarda il performer e lui solo, trasmesso soltanto per contagio, un contagio di artaudiana memoria.”
Marzio Badalì - Altre velocità
 
“Andrej – l’assenza di sé (primo studio) apre dunque le porte del tempo che precede la creazione artistica e lo dilata in un confronto muto tra il più grande autore di icone e il regista Andrej Tarkovskij [...] Un rito quasi esoterico, alla ricerca di uno sguardo spirituale sulla realtà che si accompagni all’immaginazione, per cogliere la fonte della necessità di esprimersi attraverso l’arte.”
Matteo Brighenti - PAC, Magazine di Arte e culture

Immagine di copertina: Francesco Spagnuolo