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Stagione teatrale Scene all’Aria 2021

Torna per la seconda estate la stazione teatrale all’aperto della Corte dei Miracoli!

Il primo esperimento in periodo di aperture e chiusure nella creazione di una stagione teatrale estiva, con il nome di “Scene all’Aria”, ha riscosso un notevole successo, nonostante il poco tempo di progettazione e le risorse improvvisate a disposizione,  grazie soprattutto agli artisti e agli appassionati di teatro che da sempre popolano e sostengono la Corte. Quella esperienza ci ha mostrato la voglia di ripartenza e la necessità di una rinascita culturale oltre che la forte attenzione da parte dei nostri soci verso la forma teatro. Tale successo ha creato sinergie ed occasioni di sviluppo che, pur a fronte delle oggettive difficoltà cui l’intero settore culturale è sottoposto, vogliamo veicolare in un percorso di crescita collettivo e provare a rilanciare anche quest’anno con maggiore organizzazione, per presentarvi una stagione di maggiore livello artistico e di respiro nazionale.

Per tutti gli eventi è necessario prenotare su prenotazionieventi@lacortedeimiracoli.org

 

30 giugno – 3 luglio

▲Residenza Artistica – Compagnia Frosini/Timpano –  Archeologie Future▲

▲Cominceremo proponendovi una residenza artistica portata avanti dal duo Frosini/Timpano, che rappresenta la continuazione ideale di una collaborazione nata nel 2019 in occasione del workshop Vintage revolution tenutosi alla Corte dei Miracoli per attori provenienti da tutta Italia. In questo caso saranno affiancati dal sound designer Lorenzo Danesin, e la residenza avrà come culmine la presentazione del progetto ”Archeologie Future”. Questi esperimenti di teatro coniugato con la forma dell’installazione sonora saranno riadattati in modo inedito e specifico per la Corte.

▲Archeologie future è un percorso di reinvenzione sonora di alcuni lavori della compagnia Compagnia Frosini/Timpano , a partire da frammenti drammaturgici e dai materiali ed immaginari culturali attraversati nel percorso di ricerca che ha condotto agli spettacoli. La rielaborazione di questi mondi, creata insieme a Lorenzo Danesin, è nata durante il periodo del lockdown, quando sorgeva spontanea la necessità di reinventare la propria produzione artistica in formati altri, coerenti ad un percorso pluriennale e collaterali alla performance dal vivo. Tutto questo ha dato vita a delle opere nuove, delle installazioni sonore, pensate per un ascolto immersivo e per pochi spettatori alla volta, dove i testi della compagnia dialogano con musiche conosciute e nuove, con ambienti sonori, voci e citazioni.

La presentazione dell’installazione è prevista sabato 3 luglio.

8 luglio

▲Vittorio Continelli – Discorso sul mito▲

▲Discorso sul Mito racconta passioni, sentimenti, avventure, disavventure, amori  e metamorfosi di dèi e uomini.

Un solo attore mette in scena una serie di racconti incentrati sulle vicende della  mitologia classica restituendo uno sguardo talvolta impietoso, talvolta divertito  sull’umanità e sul presente. Ognuno può riconoscersi nei sentimenti e nelle  azioni dei protagonisti delle storie – dèi ed eroi ma non solo.

Discorso sul Mito ci racconta tutti così come siamo: coraggiosi e codardi allo  stesso tempo, avventurieri e vittime delle nostre più intime paure. È il racconto  dell’umanità attraverso il filtro di storie antichissime.

“Ho cominciato a raccontare queste storie perché da bambino i miei nonni me le  raccontavano: attraverso la meraviglia in esse contenuta rispondevano alle mie  domande sulla vita e sulle cose del mondo. Ricordo esattamente quando ho  scoperto il potere del mito e della parola ascoltando di Ulisse che si prende  gioco di Polifemo quando dice di chiamarsi “Nessuno”. Discorso sul Mito è il  mio tentativo da attore/autore di restituire e condividere quel sentimento di  meraviglia”.

Discorso sul Mito – Dioniso! Storie che si intrecciano mescolando amori divini ed  ebbrezza fino a raccontare le vicende Dioniso, il dio rubicondo, sempre sorridente,  che attraversa il Mediterraneo per donare il vino ai comuni mortali. Storie che  cominciano a oriente del Mare Nostro e lo attraversano in lungo e in largo. Discorso sul Mito – Dioniso! racconta del dio dell’ebbrezza e del teatro, dei suoi amori  e della sua corte, fino all’origine del più dolce dei doni che abbia mai fatto  all’umanità. Dal suo amore per Àmpelo nascono infatti la vite e il vino. Il vino che  allieta le notti e i giorni di dèi, satiri, ninfe, sileni, comuni mortali, il vino complice  delle sfrenate scorribande delle Baccanti, il vino dolce come l’ambrosia, inebriante  come la divinità.

23 luglio

▲Alessandro Berti / CASAVUOTA – Negri senza memoria (Festival Voci Migranti)▲

▲“Italians are niggaz with short memories”, dichiara il rapper nero Chuck Nice a una radio newyorkese nel 2001, gli italiani sono negri dalla memoria corta, scatenando le polemiche delle associazioni italoamericane. Ma sono giustificate queste proteste? Non è forse vero che per decenni i nostri emigranti occuparono un posto di mezzo tra neri e bianchi, assieme ai latinos e ai cinesi?

Lo spettacolo ripercorre una parte di questa storia: dalle alleanze tra contadini siciliani e figli di schiavi neri in Lousiana, dai linciaggi di lavoratori italiani alla solidarietà del movimento anarchico italoamericano con i neri, dal pugno di ferro razzista del poliziotto sindaco italoamericano di Philadelphia Frank Rizzo ai tentativi di costruire un liceo interraziale a New York da parte del preside Leonard Covello, dalle influenze paradossali dell’antropologia positivista italiana sulle leggi americane di classificazione etnica

“Italians are niggaz with short memories”, dichiara il rapper nero Chuck Nice a una radio newyorkese nel 2001, gli italiani sono negri dalla memoria corta, scatenando le polemiche delle associazioni italoamericane. Ma sono giustificate queste proteste? Non è forse vero che per decenni i nostri emigranti occuparono un posto di mezzo tra neri e bianchi, assieme ai latinos e ai cinesi?

Lo spettacolo ripercorre una parte di questa storia: dalle alleanze tra contadini siciliani e figli di schiavi neri in Lousiana, dai linciaggi di lavoratori italiani alla solidarietà del movimento anarchico italoamericano con i neri, dal pugno di ferro razzista del poliziotto sindaco italoamericano di Philadelphia Frank Rizzo ai tentativi di costruire un liceo interraziale a New York da parte del preside Leonard Covello, dalle influenze paradossali dell’antropologia positivista italiana sulle leggi americane di classificazione etnica.

12 agosto

▲Silvia Frasson – Santa Giovanna dell’immaginazione▲

▲“Santa Giovanna dell’immaginazione” è un canto in onore dell’immaginazione, della potenza creativa dell’essere umano. Immaginare che qualcosa si realizzi, vederla realizzata nella mente, è già un modo per farla esistere. E l’attore non è forse colui che vede le cose che non esistono? E se le vede, e se attraverso il suo chiaro vedere, io le vedo, chi può dire che queste cose non esistono?

Da qui la scelta della narrazione, da qui il lavoro su due binari: da una parte Giovanna, persona e personaggio che incarnò Dio e fece della sua vita una missione; dall’altra l’attrice che durante il monologo si fa “incarnare” da Giovanna e dà voce e corpo a lei e a tutti i personaggi di questa storia.

18 agosto

▲Andrea Cosentino – Telemomò ▲

▲“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa” (K. Marx) TELEMOMO’ è la seconda volta della televisione. O del tramonto di un elettrodomestico. E’ televisione a filiera corta, autarchica, ecologica e interattiva. E’ il disvelamento esilarante della povertà del linguaggio televisivo, con il suo bagaglio di campi e controcampi, primi piani espressivi e dettagli significativi, che viene mimato mediante la povertà materiale di un teatrino d’animazione artigianale. Un cavalletto sul quale è fissata la cornice bucata di una televisione, tanto basta per rappresentare sceneggiati, telegiornali, documentari e pubblicità. Il montaggio è il dentro-fuori di primi piani reali e bambole di plastica che “tribbolano” sbatacchiandosi, mezzibusti televisivi fatti di barbie senza gambe, e ancora parrucche, giocattoli, pezzi di corpo e brandelli di oggetti. Telemomò è anche il pulpito dal quale lanciare “autorevolmente” improbabili proclami politici e surreali analisi sociologiche. Se la televisione ha fatto l’Italia di oggi, di lì si dovrà passare per disfarla.

26 agosto

▲Duo Vertigo – Il gabinetto del dottor Caligari (sonorizzazione dal vivo)▲

▲”Il Gabinetto del Dottor Caligari” di Robert Wiene Cineconcerto per violoncello, pianoforte e live-electronics

La presenza della musica dal vivo durante la proiezione di un film non rappresenta certo una novità. Nei suoi primi trent’anni di vita il cinema è muto e il pubblico era abituato all’assenza di qualunque riproduzione sonora cosiddetta “intradiegetica”, cioè che riguardasse tutti quei suoni facenti parte della narrazione (diegesi) visiva. Per sopperire a tale silenzio, che rendeva le figure sullo schermo “come fantasmi che aleggiano nel buio”, i gestori delle sale cinematografiche erano soliti ingaggiare un pianista, con lo scopo di restituire alle immagini una verosimiglianza acustica con la realtà e di accrescerne, se possibile, il portato semantico.

Prima ancora, quindi, che la tecnica consentisse di registrare e riprodurre in una parte della pellicola tutto il sonoro di un film sincronizzato con i fotogrammi, la musica era già parte integrante dello spettacolo cinematografico. Nel tentativo di offrire una performance che salvaguardi, comunque, la sua unicità, si è optato per raccogliere, elaborare e ordinare alcuni tratti sonori caratteristici del cinema horror e di suspense in genere, senza dimenticare le lezioni di Wagner e Berg circa l’utilizzo del leitmotiv (motivo conduttore) e della klangfarbenmelodie (melodia di timbri). I prestiti andranno quindi ricercati nella produzione di Bernard Herrmann, compositore prediletto da Alfred Hitchcock, oltre che di Danny Elfman, autore di quasi tutte le colonne sonore dei film di Tim Burton, e Hans Zimmer, stretto collaboratore musicale di Christopher Nolan, solo per citarne alcuni, insieme ad un insieme gesti musicali tipici della musica contemporanea.

2 settembre

▲Francesca Tricarico e Le Donne del Muro Alto – Ramona e Giulietta (Festival Metamorfosi)▲

▲”Ramona e Giulietta” è la personale rilettura di una delle più celebri opere shakespeariane da parte delle attrici detenute della casa circondariale femminile di Roma Rebibbia con la regia di Francesca Tricarico e portato in scena fuori dalle mura dal carcere dalle attrici ex detenute dello stesso istituto. Lo spettacolo nasce dalla voglia di scardinare quello che ancora oggi, e forse più di ieri, è un tabù fuori e dentro le mura carcerarie. L’amore tra Ramona e Giulietta, due donne che nonostante i cancelli, le sbarre, i pregiudizi trovano la forza di amarsi e gridare il loro amore. Uno “sfogo” del carcere o un sentimento vero? La domanda che ha accompagnato ossessivamente la fase di allestimento dello spettacolo e lo spettacolo stesso, che ha visto durante la riscrittura dell’opera suddividersi davvero in due fazioni le partecipanti al lavoro. Uno spettacolo scritto e fortemente voluto dalle attrici detenute e dalla regista per raccontare come l’amore, così come il teatro, può divenire e forse lo è sempre stato, pretesto di altro, molto altro. “Quando l’amore è un pretesto”, il sottotitolo scelto, un pretesto per dare sfogo alla rabbia del singolo che diviene rabbia collettiva, un pretesto per raccontare il carcere, per interrogarsi su come e quanto il carcere sia una potente lente di ingrandimento della società esterna.

“Il fatto è che una pena è lenita dal tormento di un’altra, che di un disperato dolore può guarirti lo struggimento di un altro”

“Questo è troppo, no questo è normale, eh no questo è normale qui, ma anche fuori è normale, l’amore non ha sesso”.