La corte dei miracoli

BLACK DICK bugie bianche capitolo primo

Continuano gli appuntamenti con la stagione teatrale della Corte dei Miracoli “Scene all’aria”! Giovedì 10 novembre ospiteremo l’attore, regista e drammaturgo, Alessandro Berti e BLACK DICK, uno spettacolo che ripercorre la storia dell’uso del corpo del nero da parte della società bianca europea e americana, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia.

BLACK DICK

bugie bianche capitolo primo

uno spettacolo di e con Alessandro Berti
disegno luci Théo Longuemare
cura Gaia Raffiotta
produzione Casavuota – ERT / Teatro Nazionale
con il sostegno di Gender Bender Festival, Teatro Comunale Laura Betti, Barfly Il teatro fuori luogo, Opera Prima Festival, Ogni casa è un teatro

Ingresso riservato ai soci della Corte dei Miracoli. Possibilità di tesserarsi sul posto.

Ingresso: 10 euro

Ridotto studenti: 8 euro

Info e prenotazioni: prenotazionieventi@lacortedeimiracoli.org

Bar e ristoro aperti dalle ore 19.

‘Il maschio nero americano è un modello…’ Comincia così BLACK DICK, dal modello indiscusso dei giovani neri nel mondo: il nero americano, il rapper, il militante, lo sportivo. Ma cosa c’è dietro quest’influenza, questa moda universale, questa vittoria apparente, almeno in fatto di coolness, del nero americano? Lo spettacolo ripercorre la storia dell’uso del corpo del nero da parte della società bianca europea e americana, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia. Lo fa virando continuamente tra la conferenza, la confessione, la standup comedy, la narrazione sarcastica e il concerto. Scoprendo la linea che lega l’immagine iconografica delle Black Panthers a quella dei cantanti hip hop, decostruendo lo stereotipo di maschio nero per come il porno lo propone, con l’aiuto di grandi maestri come Bell Hooks, Cornel West e James Baldwin, BLACK DICK si inoltra in una riflessione liminale sul concetto di appropriazione culturale, sul senso di un impegno condiviso tra bianchi e neri (prendendo a simbolo la genesi della canzone Strange Fruit), sulla necessità di una lotta comune per l’uguaglianza. Lo fa però portando il discorso in territori strani della cultura di massa, poco battuti, là dove sono i corpi ad essere esposti e ad acquisire significato simbolico. E lo fa, deliberatamente, parlando dell’America per alludere all’Italia, lasciando le ultime parole del lavoro alla voce poetica, profetica di Baldwin: “se fossi in voi studierei, e non farei un’altra Harlem, non farei come abbiamo fatto noi”.

Alessandro Berti

Fondatore di Casavuota, è attore, regista e drammaturgo.
Dopo la scuola del Teatro di Genova fonda con Michela Lucenti L’Impasto Comunità Teatrale, per cui scrive e dirige tutti gli spettacoli, tra cui ricordiamo: Skankrer (1996), Terra di burro (1997), Trionfo anonimo (2000), L’agenda di Seattle (2001), Il quartiere (2002). Nel 2002 vince il premio Gherardi con il suo Teatro in versi. Dal 2006 comincia una ricerca sul monologo come canale privilegiato di relazione col pubblico. Di questa ricerca danno conto gli spettacoli Confine (2006), Pietra, pianta (2009), L’abbandono (2010), Combattimento spirituale davanti a una cucina Ikea (2011, Premio I Teatri Del Sacro), Un cristiano (2014).
Con i successivi Fermarsi (2015) e Leila della tempesta (2016), dialogo a due su religioni, laicità e Costituzione, il lavoro di Berti accentua l’interesse per tematiche sociali, confermato dalla trilogia Bugie bianche, di cui fanno parte Black Dick (2018), Negri senza memoria (2020) e Blind Love (2022). Nel 2021 gli è stato assegnato il PREMIO RICCIONE PER L’INNOVAZIONE DRAMMATURGICA “per la determinazione costante nell’affrontare le questioni più urgenti del nostro presente senza mai scindere la dimensione politica da quella intima, ma anzi rintracciando attraverso la scrittura i nessi sostanziali che legano pubblico e privato. Il suo lavoro di produzione e scavo dei materiali documentali e poetici conduce a una messa in parola mai retorica, potente nel divenire speech pungente, azione emotiva e strumento di analisi e critica della realtà” (dalla motivazione della giuria del premio Riccione 2021).

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